TIPHAIGNE DE LA ROCHE

CopertinaCon "Citazioni d'Autore" do il via ad un'altra rubrica che, di volta in volta, vi proporrà frammenti del pensiero di fotografi e "pensatori" in ambito fotografico che hanno segnato in varia misura la storia della fotografia.

Mi piace iniziare con un profetico testo, estratto dall'opera di Charles François Tiphaigne de La Roche (1722 – 1774), medico e scrittore francese che nel 1760 pubblica in maniera anonima un romanzo utopistico intitolato Giphantie. Nella sua fantasiosa opera l'autore preconizza in maniera sbalorditiva l'invenzione della fotografia, mostrando in tal modo quanto quell'invenzione fosse attesa e in gestazione già molto tempo prima che Niepce producesse le sue prime "eliografie", negli anni '20 del secolo successivo.

Adriano Frisanco

"… sai che i raggi della luce riflessi dai diversi corpi formano un quadro e dipingono questi corpi su tutte le superfici levigate: la retina dell’occhio, per esempio, sull’acqua, sugli specchi.
Gli spiriti elementari hanno cercato di fissare queste immagini passeggere; hanno composto una materia molto sottile, molto vischiosa e molto facile ad asciugarsi e ad indurirsi, per mezzo della quale un quadro si forma in un batter d’occhio.
Essi rivestono di questa materia un pezzo di tela, e la espongono agli oggetti che vogliono dipingere (…) la tela, per mezzo del suo rivestimento vischioso trattiene i simulacri (…)
Questa stampa delle immagini avviene già al primo istante in cui la tela la riceve: si toglie immediatamente e si mette in luogo oscuro; un’ora dopo, il rivestimento è asciutto e voi avete un quadro tanto più prezioso che nessuna arte può imitarne la verità, e che il tempo non può in alcuna maniera danneggiare. (…)
La precisione del disegno, la verità dell’espressione, i tratti più o meno marcati, la gradazione delle sfumature, le regole della prospettiva; noi lasciamo tutto questo alla natura, che, con quel segno sicuro che mai si smentisce, traccia sulle nostre tele delle immagini che impressionano l’occhio e fanno dubitare la ragione se ciò che chiamiamo realtà non sia un’altra specie di fantasma che impressiona l’occhio, l’udito, il tatto, e tutti i sensi assieme."

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