AL RITORNO DA MILANO

Milano 19 feb 17 2Domenica 19 febbraio, con un piccolo gruppo di appassionate fotografe, sono andato a Milano a visitare due mostre fotografiche: quella dedicata a Paolo Monti, ospitata al Castello Sforzesco e visitabile ancora per qualche settimana e poi quella sul lavoro di Robert Frank intitolato "THE AMERICANS".

E, come sempre mi succede, le mostre e le stimolanti immagini che le compongono, me le porto a casa e me le appendo alle pareti virtuali della mia mente. Milano 19 feb 17 1Ripercorro la mostra di Paolo Monti con la precisa sensazione di aver capito, un ennesima volta (non si finisce mai di imparare!) cosa sia la fotografia in bianco e nero, la forza espressiva dei chiaroscuri, il gioco delle geometrie, la poesia di certi tenui grigi.

Milano 19 feb 17 3Quanto alla mostra "The Americans", che esponeva le 83 immagini scelte da Robert Frank per il libro che ha cambiato il modo di vedere l'America, non posso che accodarmi al coro di apprezzamenti che ha suscitato in tutto il mondo (negli Stati Uniti ci vollero alcuni anni prima che il suo lavoro fosse capito e accettato).
La sincerità e l'assenza di artificiosità che emana il lavoro di Frank è una lezione su cosa possa trasmettere la fotografia di reportage quando è capace di rinunciare al narcisismo.

Qualche informazione sul alvoro di Frank: finanziato con una borsa di studio della fondazione Guggenheim, il trentunenne Robert, a bordo di una vecchia Ford in compagnia di moglie e figli, ha attraversato 48 stati, scattando la bellezza di 28.000 fotografie!

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PENSIERO ED EMOZIONI

In questo spazio pubblicheremo riflessioni, pensieri, recensioni e contributi vari che possano stimolare i visitatori del sito e trasmettere l'idea che la fotografia non è fatta di diaframmi e otturatori ma di pensiero e di emozioni.

A tutti buona lettura.

Adriano Frisanco


Contributo di LORENZO SPETTOLI

Ferdinando Scianna, una piccola riflessione personale.

 La più grande ambizione di una fotografia è quella di fare parte di un album di famiglia”.

Questa citazione di Ferdinando Scianna mi ha sempre lasciato molto perplesso.
Pur ragionandoci sopra, stentavo a capire come un fotografo del suo livello potesse davvero pensare che tutto ciò che si potesse sperare per una bella immagine fosse finire negli album che tutti noi abbiamo a casa.
Ripensavo ai tanti album fotografici conservati a casa dei miei genitori, con le centinaia di istantanee scattate da mio padre con la sua vecchia Yashica a telemetro.
Le rivedevo tutte, mentalmente, e rimanevo convinto del fatto che, molto probabilmente, nessuna di quelle fotografie potesse considerarsi realmente valida su un piano estetico, artistico, tecnico.
E si tratta, in fondo, delle stesse identiche foto che si possono trovare nelle case di tutti quelli come me, nati e cresciuti negli anni '70 e '80: le feste di compleanno, attorniati da amici e parenti, le vacanze al mare, le gite in montagna, i primi giorni di scuola...foto ormai ingiallite dal tempo e da fissaggi scadenti.
Continuavo ad interrogarmi sul motivo per cui un bello scatto dovesse non solo accontentarsi, ma addirittura ambire a finire tra composizioni amatoriali e messe a fuoco stentate.

Ma poi, piano piano, ho iniziato a capire.
Ho realizzato che, senza quelle immagini, probabilmente non esisterebbe nemmeno il mio ricordo di quegli eventi.
Guardare quelle fotografie, sfogliare e risfogliare gli album con le pagine che rischiavano di staccarsi, con la carta velina tra un foglio e l'altro, era come aprire una grande finestra sul mio passato: da quella finestra potevo ritornare immediatamente in certi luoghi, rivivere particolari e precisi momenti della mia vita, ritrovare persone di cui avevo perso ogni traccia.
E ho capito che solo grazie a quelle immagini tutto ciò diventava possibile.

In un solo momento ero tornato in quella casa al mare dove con i nonni trascorrevamo il mese di Agosto, ecco che poi sentivo il pungere della lana dei maglioni fatti da mia zia. Infine c'era davanti a me mia sorella con la sua bicicletta rossa...
Tutto questo era stato rimosso, o forse accantonato per bene in qualche angolo del mio cervello, ma era bastato aprire nuovamente quei raccoglitori per farlo ritornare, vero e quasi tangibile.

Ecco che allora quello che dice Scianna acquista un senso, diventa chiaro, lo faccio mio.

Mi immagino nel momento in cui, con la reflex in mano, cerco invano La Foto mi rivedo nella delusione che provo davanti al computer, una volta scaricati tutti i file, nel capire che nemmeno un buon lavoro di post produzione renderà al meglio quello che i miei occhi hanno visto...ma ecco che la lezione di Scianna un po' mi conforta, mitiga il disappunto che spesso si prova.
E poi penso alle decine di giga occupate nei nostri computer da tutte le nostre fotografie, così come agli album cartacei che oggi trovano spazio in librerie e cassettiere.

Forse, un giorno, i miei figli e nipoti avranno l'occasione di entrare in immensi archivi digitali per guardare tutte queste immagini. Forse cercheranno scatti perfetti, momenti decisivi o inquadrature originali ma probabilmente troveranno solamente memorie di una vita che, in fondo, li riguarderà da vicino.
E forse capiranno, come diceva Italo Calvino, che “ogni foto è un ricordo futuro”.

Lorenzo Spettoli, socio fondatore nonchè vicepresidente del CCF

 


 

 

L' angolo delle riflessioni

In questo spazio pubblicheremo riflessioni, pensieri, recensioni e contributi vari che possano stimolare i visitatori del sito e trasmettere l'idea che la fotografia non è fatta di diaframmi e otturatori ma di pensiero e di emozioni.

Diamo quindi il benvenuto al primo contributo, propostoci da Lorenzo Spettoli, socio fondatore nonchè vicepresidente del CCF. A tutti buona lettura.

Adriano Frisanco