CONSERVARE LE FOTO

Conservare le “foto nel cassetto”

Carezza01Dopo aver scoperto nel fatidico cassetto un po' di foto ci si pone un piccolo quesito: cosa fare per conservarle meglio, cercare di dare loro un nome, salvarle per lasciare una memoria? Nel cassetto abbiamo ritrovato qualche album, delle buste di carta, delle foto montate su cartoncino, dei fogli piegati a teca con dei negativi di vario formato, delle stampe a colori, delle diapositive conservate sotto vetro, ma la maggioranza sono montate in telaietti di cartoncino e di plastica. Il cassetto ha funzionato da contenitore inconsapevole dei danni che la sua struttura di legno, di vinile, truciolare rivestito di formica, ha potuto arrecare alle superfici sensibile delle foto.

Il cartoncino, la carta, la plastica delle buste assieme al legno emanano continuamente solventi naturali delle essenze resinose e artificiali delle colle a solvente e viniliche. Può capitare, invece, che le foto siano conservate in scatole di latta che è il miglior contenitore possibile dopo gli schedari in acciaio o alluminio. Ovviamente un archivio famigliare ha dei metodi di trattamento assai più semplificati di uno di grosse dimensioni, ma alla fine le operazioni si riducono ad alcuni interventi di buon senso supportate da pubblicazioni ed esperienze scientifiche.

Ci sono alcune cose da fare subito:

  1. prendere visione di tutti i materiali e verificare che non ci siano danni talmente gravi da essere irreparabili. Se sono album va mantenuta la redazione originaria; stessa cosa vale per le bustine dei negativi; per quelli sfusi è necessario raccoglierli in teche di carta da disegno (possibilmente non acida) e suddividerli per tipo, per formato e per tecnica. Evitate di riparare le foto e gli album con nastro adesivo, collanti a solvente; nel maneggiare le stampe è utile passare le superfici con un pennello morbido nuovo e asciutto. Per i negativi si utilizzi una pompetta con pennellino e si passi delicatamente le superfici. Evitare di strofinare con troppo vigore, lasciare ditate e graffi; tenete negativi e foto lungo i bordi; non soffiateci su; per scrivere usate una la matita a grafite o l'inchiostro di china (o similari purché senza solventi) anche per i contenitori che vi confezionerete o le bustine già pronte (materiali “archival” o il tradizionale pergamino) che troverete nelle cartolerie e nei negozi specializzati.
  2. Tenete presente che le fotografie sono di per sé mute a meno che non siano corredate da note sul retro. Si procede dunque alla raccolta di tutte le notizie possibili magari con l'assistenza della nonna centenaria ancora lucida, ma attenzione… le nonne, spesso, quello che non sanno se lo inventano: le informazioni sono sempre da controllare con confronti incrociati e con documenti originali. Dove ci sono informazioni si segna sulla bustina: soggetto, nome dell'autore (o ignoto), i nomi delle persone raffigurate o dei luoghi dello scatto, l'anno o il periodo, se è un negativo o una stampa e alla fine uno spazio per le note. Per un piccolo archivio questa inventariazione può bastare.
  3. Quando è tutto in ordine si dovrebbe passare alla riproduzione digitale da inserire in computer gestita con un buon programma. Con questo sistema si passa alla catalogazione dei fotogrammi e all'apertura di elenchi fatti di parole chiave con le quali sarà piacevole la ricerca di nonni e zii. Con i programmi di ritocco si può migliorare la visibilità del reperto. In questo modo si può arrivare a creare una rete di collegamento capillare fra i soci del CCFT, base di una possibile fototeca.

Se la conservazione delle fotografie e dei negativi è di discreta qualità si può riporre nuovamente il tutto nel contenitore originario, altrimenti si cerchi una collocazione nuova secondo le specifiche di massima elencate in precedenza.
Con queste brevi note si cerca di dare valore al proprio passato, si custodiscono momenti di memoria collettiva, si può ricreare una rete tra amici e parenti.

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Floriano Menapace - Lago di Carezza, giugno 1965, prima e dopo un intervento di fotoritocco.

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